Un Organo sul Cervino

“Provai gioie troppo grandi per poterle descrivere, e dolori tali che non ho ardito parlarne. Con questi sensi nell’anima io dico: salite i monti, ma ricordate coraggio e vigore nulla contano senza la prudenza; ricordate che la negligenza di un solo istante può distruggere la felicità di una vita. Non fate nulla con fretta, guardate bene ad ogni passo, e fin dal principio pensate quale può essere la fine.”

Celebri parole di Edward Whymper, che nel 1865 capitanò la cordata che riuscì a compiere la prima ascensione al Cervino, lungo l’attuale via normale svizzera per la cresta dell’Hörnli. L’alpinista inglese, dopo svariati tentativi negli anni precedenti, riuscì a raggiungere la vetta il 14 luglio, con Lord Francis Douglas, Charles Hudson, Douglas Robert Hadow e con le guide Michel Croz e Peter Taugwalder padre e figlio. Lo stesso giorno tentava di raggiungere la vetta la cordata italiana guidata da Jean-Antoine Carrel, dal versante italiano lungo la Cresta del Leone; quando gli italiani videro il gruppo di Whymper sulla cima ridiscesero, per tornare poi a conquistare la cima il 17 luglio. I salitori italiani erano ancora ignari del terribile incidente che era occorso durante la discesa alla cordata inglese: infatti mentre procedevano tutti legati insieme lontani da passaggi particolarmente difficili, Hadow scivolò cadendo addosso alla guida Michel Croz, che non poté trattenerlo e precipitarono entrambi trascinando nel baratro i due alpinisti che li seguivano. La corda si spezzò e fu così che Whymper e Taugwalder padre e figlio sopravvissero e riuscirono a rientrare a Zermatt.

Nel 2015, a ben 150 anni dalla conquista del Cervino la cima fu raggiunta da degli alpinisti molto particolari che portavano con sé qualcosa di davvero fuori dal comune. Si trattava di un organo portativo costruito ad hoc per l’occasione dalla storica ditta cuneese Vegezzi-Bossi, antica bottega artigiana centallese che si occupa di costruzione e restauro di organi.

“In effetti quella del Cervino è stata un’operazione un po’ fuori dall’ordinario. Il tutto è nato dalla comune passione per la montagna che condividiamo il mio socio, il sottoscritto e l’arch. Paolo Ferrero di Centallo.” racconta Enrico Vegezzi-Bossi. “In vetta sono saliti il mio socio, Bartolomeo Brondino, Cesare Ravaschietto e Nicola Sordello, guide alpine, e Andrea Berrino, aspirante guida: loro si sono occupati del trasporto materiale a spalle del piccolo strumento; Bartolomeo ha suonato durante la messa ufficiale.”

Ma naturalmente la salita in vetta non è stata che il grandioso atto conclusivo di un appassionato lavoro cominciato molti mesi prima. L’idea era nata in una sera di gennaio e inizialmente sembrava una follia, ma l’incontro tra amore per la montagna ed arte organaria è riuscito a concretizzarla. L’organo portativo – termine che indica uno strumento di dimensioni molto contenute rispetto a quelle abituali e meno complesso – è stato realizzato ispirandosi alla morfologia dello stesso Cervino, riprodotta in linee essenziali. Possiede 32 canne, si suona con la sola mano destra mentre la sinistra aziona il mantice; la facciata occupata dalla tastiera rappresenta il versante italiano della montagna. E’ stato anche importante cercare di ridurre il più possibile il peso dell’organo (15kg) e curare con attenzione il fissaggio di tutte le parti in vista del delicato trasporto.

 

Portare un simile strumento ad una quota tanto elevata è stato anche di un certo interesse per osservare il comportamento del suddetto in condizioni di importante variazione della pressione atmosferica, sempre minore all’aumentare dell’altitudine: infatti la pressione da esercitare sul mantice per far suonare le canne ad una quota così elevata è molto minore a quella necessaria alle altitudini alle quali siamo soliti poter godere del suono di un organo. Esercitando la stessa pressione a quote diverse cambierebbe l’intonazione dell’organo.

La salita con l’organo al Cervino è rientrata nel contesto delle celebrazioni per il 150° della prima salita, fortunatamente sostenute dal tempo favorevole; lo strumento, suonato da Bartolomeo Brondino, ha accompagnato la funzione che si tenne sulla vetta, dove si incontrarono per una cerimonia di amicizia cordate italiane e svizzere, salite per le storiche vie normali. Al ritorno a valle, a Valtournenche, i festeggiamenti continuarono ancora in musica e lo strumento accompagnò un Corale a 4 voci scritto da Antonio Olmo, su poesia di Daniele Riva, eseguito sul piazzale della Parrocchia di Maria Regina Vallis Augustanae. Un inno alla bellezza che si alza dalle mani dell’uomo verso i cieli ed una storia che rientra tra le gioie troppo grandi da poter descrivere.

Foto: Stefano J. Jeantet